Psicologia

Psicologo, psicoterapeuta, counselor: la mappa chiara

Una mappa onesta delle figure professionali che lavorano col benessere, scritta per chi si sta orientando per la prima volta. Senza tecnicismi, con tanti esempi concreti.

Psicologo, psicoterapeuta, counselor: la mappa chiara

C’è una conversazione che capita spesso, di sera, attorno a un tavolo o al telefono con un’amica. Una mamma dice qualcosa tipo “sto pensando di portare mia figlia da uno psicologo”. Poi fa una piccola pausa e aggiunge: “o forse meglio uno psicoterapeuta? Ho sentito che c’è anche il counselor…”.

Quella pausa, secondo me, dice molto. Dice che il panorama italiano delle figure d’aiuto è diventato confuso. E quella confusione si paga in tempo: settimane, a volte mesi, prima di trovare la persona giusta. Tempo che, quando si parla dei nostri figli o di noi stessi, è prezioso.

In questo articolo provo a fare un po’ di ordine, in modo semplice. Senza tecnicismi inutili, con qualche esempio concreto, e tenendo a mente la domanda più importante di tutte: quando rivolgersi a chi.

Lo psicologo è chi ha fatto cinque anni di università (tre di triennale, due di magistrale), poi un tirocinio professionale dopo la laurea, poi ha superato l’Esame di Stato, e infine si è iscritto all’Ordine degli Psicologi. Un percorso lungo, fatto di studio e di pratica supervisionata.

Il titolo “psicologo” è protetto da una legge dello Stato, la Legge 56 del 1989: usarlo senza averne diritto è un reato. Se vuoi essere sicura che la persona davanti a te sia davvero abilitata, puoi cercarla sul sito dell’Ordine della tua Regione: l’elenco è pubblico, basta digitare il nome.

Lo psicologo può fare colloqui di sostegno, può accompagnarti in un percorso di consulenza, può fare valutazioni psicologiche e test, può aiutarti a stare meglio in un momento difficile. Quello che non può fare è la psicoterapia in senso stretto (serve una specializzazione ulteriore) e non può prescrivere farmaci (quello tocca al medico).

Un caso tipico in cui ha senso rivolgersi a uno psicologo: stai vivendo un periodo davvero difficile dopo una separazione, non c’è una vera e propria patologia, ma sei stanca di portarti dietro un peso. Lo psicologo può accompagnarti in un percorso ordinato, di chiarezza, che non dura per forza anni.

Lo psicoterapeuta

Lo psicoterapeuta è uno psicologo (o un medico) che, dopo essersi laureato e iscritto all’Albo, ha fatto altri quattro anni di una scuola di specializzazione riconosciuta dal Ministero. Quattro anni veri di studio, tirocinio supervisionato e, in molti percorsi, anche un’esperienza personale di terapia.

La differenza con lo psicologo non è una sfumatura, è qualitativa. Lo psicoterapeuta è formato per trattare disturbi psicopatologici: ansia importante, depressione, disturbi alimentari, traumi, disturbi della personalità. Lo fa scegliendo un metodo: cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, psicodinamico, gestaltico, e altri ancora. Ogni scuola ha la sua logica e i suoi strumenti.

Un esempio: hai attacchi di panico che ti stanno limitando la vita, oppure un lutto importante che non riesci a elaborare. Sono casi in cui non basta un sostegno generico, serve un percorso strutturato e tecnicamente competente. Lì lo psicoterapeuta è la figura giusta.

Lo psichiatra

Lo psichiatra è prima di tutto un medico: sei anni di università e poi una specializzazione di altri quattro o cinque anni. Rispetto allo psicologo e allo psicoterapeuta ha una differenza chiara: può prescrivere farmaci, fare diagnosi mediche, e nei casi più seri può anche disporre un ricovero.

Spesso lo psichiatra lavora insieme a uno psicoterapeuta: il primo si occupa della parte farmacologica, il secondo del lavoro psicologico. Nei casi più impegnativi (una depressione grave, un disturbo bipolare, una schizofrenia), questa coppia di figure è il modo più efficace per stare meglio davvero.

Il counselor

Qui le cose si fanno più sottili, vale la pena fare attenzione.

Il counselor non è regolato da un Albo nazionale. Esistono scuole di counseling, alcune ottime e altre molto meno, che durano tre anni dopo il diploma di scuola superiore. Un buon counselor può accompagnarti su questioni specifiche e ben circoscritte: una scelta professionale, una transizione di vita, una mediazione di coppia su qualcosa di concreto, percorsi di orientamento scolastico o aziendale.

Quello che il counselor non può fare è lavorare sulla psicopatologia. La Cassazione, nel 2014, ha stabilito chiaramente che se l’intervento va oltre il “consigliare” e tocca la psiche in chiave terapeutica, sconfina nell’esercizio abusivo della professione di psicologo. Non è una formalità: è una protezione per chi cerca aiuto.

Come orientarsi? Se hai bisogno di fare una scelta (cambiare lavoro, gestire un cambiamento, costruire un pezzo di percorso), un buon counselor può servire. Se hai bisogno di stare meglio dentro (ansia, depressione, traumi, blocchi profondi), allora ti serve uno psicologo abilitato.

Il coach

Il coaching è un altro mestiere ancora. Non è regolato, non richiede titoli specifici, e la qualità varia tantissimo. I migliori coach (executive coach con certificazioni internazionali serie, coach sportivi, life coach formati a fondo) possono aiutarti a costruire un piano d’azione concreto su obiettivi precisi.

Il coaching, di base, guarda avanti: parte dal presente e prova a disegnare il futuro. Non scava nel passato, non lavora su ferite vecchie, non tocca il dolore. Lavora sulla performance, sull’efficacia, sulla costruzione di abitudini sane.

Se hai obiettivi chiari e ti serve un metodo per arrivarci, il coach può funzionare. Se invece quegli obiettivi continuano a sfuggirti perché c’è qualcosa di non risolto sotto, allora ti serve un altro tipo di professionista.

Il tutor specialistico DSA, e perché ne parlo qui

Lo aggiungo perché molte famiglie con figli DSA mi chiedono se sono “una psicologa”. La risposta onesta è no, non ancora: sto completando la magistrale in psicologia e mi abiliterò nel 2027. Oggi quello che faccio è tutor specialistico DSA: un lavoro educativo, formativo, di accompagnamento allo studio per ragazzi con DSA o BES.

Il tutor DSA è un ruolo riconosciuto, esistono corsi certificati dall’AID (Associazione Italiana Dislessia) e altre realtà serie, e ha competenze specifiche su metodo di studio, strumenti compensativi, gestione della frustrazione scolastica. Non è una figura clinica: non fa diagnosi, non fa terapia, non tratta disturbi.

Se la diagnosi DSA c’è già e cerchi qualcuno che lavori con tuo figlio sulla parte educativa, il tutor è la figura giusta. Se invece tuo figlio non ha ancora avuto una valutazione e ci sono segnali importanti, il primo passo è uno psicologo o un neuropsichiatra infantile, perché la diagnosi spetta a loro.

Una mappa pratica

Per orientarsi velocemente, ecco un piccolo schema:

Hai bisogno di…La figura giusta è…
Sostegno in un momento difficile, senza una patologiaPsicologo
Una terapia per ansia, depressione, traumiPsicoterapeuta
Farmaci o gestione di un disturbo psichiatrico serioPsichiatra
Orientarti in una scelta importante (lavoro, vita)Counselor o Coach
Costruire un piano d’azione su obiettivi chiariCoach
Una diagnosi DSA per tuo figlioPsicologo o neuropsichiatra infantile
Supporto allo studio per uno studente DSA già diagnosticatoTutor specialistico DSA

Una nota personale

Una delle cose che mi piace di più, in questo lavoro, è quando una famiglia mi scrive per dirmi “non sei tu la persona giusta, ma grazie per avermi indirizzata al collega che si è rivelato perfetto”. Mi capita più spesso di quanto si possa pensare, e ogni volta mi conferma che lavorare in rete, senza geloise, è la cosa più professionale che si possa fare.

Quindi se vuoi parlare del caso di tuo figlio o del tuo, scrivimi: anche se non sarò io la persona più giusta, ti aiuto a trovare chi lo è.

Scritto da

Chiara

Laureanda Magistrale in Psicologia (LM-51), Laureata Triennale in Psicologia con Master di 1° livello in HR Manager, Tutor DSA a Roma Ovest. Scrivo di quello che faccio ogni giorno con studenti, famiglie e aziende.

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