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Dieci piccole strategie per studiare con la dislessia, senza impazzire

Dieci modi pratici di accompagnare tuo figlio nei compiti quando ci sono i DSA di mezzo. Senza ricette miracolose, solo cose che vedo funzionare ogni settimana.

Dieci piccole strategie per studiare con la dislessia, senza impazzire

C’è un momento, in molte famiglie con ragazzi DSA, in cui ci si guarda negli occhi e si dice: “non sappiamo più cosa fare”. Di solito è dopo una serata difficile, magari un’interrogazione andata male, magari un compito che si è trascinato per quattro ore senza arrivare alla fine. E quel “non sappiamo più cosa fare” non è una resa: è il punto da cui si può ripartire davvero.

In questo articolo non ti propongo metodi rivoluzionari. Ti racconto dieci piccole cose che vedo funzionare nelle case che frequento, ogni settimana. Sono strategie compensative: non risolvono la dislessia, ma cambiano il modo in cui tuo figlio (e tu) vivete i pomeriggi di studio. Sono tutte gratuite, o quasi, e si possono provare anche da subito.

1. L’audiolibro, prima di tutto

Per chi fa fatica con la decodifica del testo, l’audiolibro è uno degli strumenti più potenti che esistano. Permette di entrare nei contenuti senza dover combattere ogni riga.

Ci sono due risorse italiane molto serie e gratuite per le famiglie con figli DSA: la Biblioteca digitale dell’AID (Associazione Italiana Dislessia), che mette a disposizione i libri scolastici in formato digitale per gli studenti certificati, e LiberLiber, che ha migliaia di classici italiani letti da voci umane. Iscriversi richiede dieci minuti.

La cosa importante è che l’audiolibro non sostituisce la lettura: la affianca. Si può leggere con gli occhi mentre la voce legge in cuffia. È un modo per sentirsi accompagnati, non sostituiti.

2. Le mappe concettuali, fatte a mano

Le mappe servono, ma quelle fatte dal genitore per il figlio sono utili solo per fare pace una sera. La mappa che cambia davvero le cose è quella che lo studente costruisce mentre studia, anche grezza, anche brutta.

Lo strumento più semplice funziona meglio: un foglio bianco, un quaderno grande, oppure un’app di disegno gratuita sul tablet. Non serve la mappa “bella”. Serve il processo: scegliere cosa è importante, decidere cosa sta sopra e cosa sotto, tracciare le frecce. È lì che si impara.

3. Il registratore vocale del telefono

L’ultima volta che ho visto una svolta concreta, è stato grazie a un registratore vocale. Una ragazza di seconda media non riusciva a memorizzare le definizioni di scienze. Le abbiamo registrate con la sua voce, una per una, lasciando cinque secondi di silenzio tra l’una e l’altra. Poi le ascoltava in macchina con la madre, andando a scuola.

In due settimane ha imparato sessanta definizioni che prima non riusciva a tenere in testa. Senza fatica, in macchina, parlando di altro nel frattempo.

4. I caratteri ad alta leggibilità

Cambiare il carattere con cui si studia, sembra una cosa piccola, ma può fare una differenza grossa. Esistono caratteri studiati apposta per chi ha la dislessia: hanno lettere più distanti tra loro, asimmetrie pensate per evitare le confusioni più comuni (b/d, p/q).

I due che funzionano meglio sono OpenDyslexic, che è completamente gratuito, ed EasyReading, che ha una versione gratuita per studenti certificati DSA. Si installano sul computer in cinque minuti.

5. La calcolatrice, sempre

Per chi ha la discalculia, l’accesso alla calcolatrice è un diritto riconosciuto dal PDP, non un piccolo aiuto da chiedere ogni volta. La calcolatrice del telefono basta e avanza. Per problemi più articolati, anche un semplice foglio di calcolo: vedere i numeri organizzati in colonne aiuta moltissimo.

6. Imparare a pianificare la settimana

La pianificazione è una delle cose che gli studenti DSA fanno più fatica a sviluppare da soli. Spesso non è pigrizia, è proprio una difficoltà cognitiva.

Quello che funziona è uno schema settimanale visivo, semplice, anche stampato su carta. Lo si attacca sul muro davanti alla scrivania. Una colonna per ogni giorno, le materie da fare ogni giorno scritte in alto, lo spazio per spuntarle man mano. Non serve un’app sofisticata: serve qualcosa di visibile, che non si nasconda in fondo al diario.

7. La pronuncia delle lingue, con l’orecchio

Per le lingue straniere, ascoltare la pronuncia è metà del lavoro. Le app gratuite di traduzione come WordReference o DeepL danno la pronuncia delle parole con voce nativa: una sola parola alla volta, da ascoltare due o tre volte.

Per chi ha dislessia, leggere una parola straniera scritta non basta: serve sentirla. È un piccolo trucco che cambia il modo in cui le lingue smettono di essere un nemico.

8. La foto del libro, letta dal telefono

Tutti gli smartphone moderni hanno un sistema per “leggere” un testo da una foto. Si fa una foto a una pagina del libro, e il telefono legge ad alta voce quello che c’è scritto. È utilissimo per chi a casa non ha il libro digitale, ma vuole comunque ascoltare invece di leggere.

Su iPhone basta aprire la fotocamera, fare la foto, e usare la funzione “leggi testo”. Su Android funziona allo stesso modo con Google. Non serve scaricare nulla.

9. Il quaderno digitale come archivio

Avere un posto digitale dove organizzare appunti, immagini delle pagine difficili, audio delle spiegazioni della professoressa, è una svolta per molti ragazzi DSA. Si fa una cartella per ogni materia, e dentro si butta tutto: foto, schemi, audio.

Quando arriva la verifica, si va a riprendere in un posto solo invece di girovagare tra fogli sparsi. Anche il telefono va benissimo come archivio, basta avere un sistema chiaro per le cartelle.

10. Una conversazione la sera, breve

L’ultima strategia non è uno strumento, è un’abitudine. Ogni sera, cinque minuti prima di andare a letto, una piccola domanda: “oggi com’è andata?”. Senza giudicare, senza dare consigli, solo per ascoltare.

Tanti ragazzi DSA si sentono soli con la loro fatica, anche quando in famiglia c’è tanta cura. Quei cinque minuti, ripetuti per settimane, costruiscono qualcosa che nessuna strategia tecnica può sostituire: la sensazione di non essere soli.

Come scegliere da dove cominciare

Non è il caso di adottarle tutte insieme, anzi è quasi sempre un errore. Il rischio è il sovraccarico, e nove volte su dieci si finisce per non usarne nessuna.

Quello che faccio quando una famiglia mi contatta è proprio questo: partiamo da una o due strategie, le integriamo nella routine settimanale per tre o quattro settimane, e poi guardiamo insieme cosa è entrato davvero e cosa no. Solo dopo aggiungiamo altro.

Se vuoi raccontarmi la situazione di tuo figlio per capire da quali di queste dieci ha senso partire, scrivimi. Anche due righe vanno bene. Oppure prenotiamo una chiamata di venti minuti, gratuita e senza impegno.


Questo articolo è di natura informativa. Per la diagnosi e la presa in carico clinica della dislessia, rivolgiti sempre a uno psicologo abilitato o a un neuropsichiatra infantile.

Scritto da

Chiara

Laureanda Magistrale in Psicologia (LM-51), Laureata Triennale in Psicologia con Master di 1° livello in HR Manager, Tutor DSA a Roma Ovest. Scrivo di quello che faccio ogni giorno con studenti, famiglie e aziende.

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